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Gli studenti dell’Enrico Tosi al Concorso Mille e una storia

mille e una storia

Anche quest’anno gli studenti del nostro Istituto hanno partecipato al concorso Mille e una storia organizzato dalla rivista L’Informazione. La premiazione è avvenuta il 24 novembre presso i Molini Marzoli di Busto Arsizio.
Il tema proposto ‘Se fossi un supereroe…’ è stato brillantemente sviluppato da Edoardo Scandolara di 5^AFCLIL, che ha ottenuto la menzione d’onore per il suo racconto.

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Se fossi un eroe

Se fossi un eroe probabilmente sceglierei di essere come la Marisa. Lei era la donna più semplice e normale del mondo. Persino in pochi sapevano il suo vero nome, talmente era riservata. E non lo dico così tanto per dire ma realmente in pochi lo conoscevano. Anche io, suo nipote, venni a conoscenza del suo nome reale solo all’età di dodici anni. Penso che anche lei preferisse Marisa al suo vero nome pertanto non smetterò di chiamarla così. Ma questo non è importante. Per me era e sarà per sempre la nonna Marisa.
Le sue “imprese eroiche” iniziarono circa 15 anni fa. Sembrava essere un’estate come tutte le altre, il nonno l’avrebbe definita “Un’estate da tutto a posto e niente in ordine”. Ma non fu come tutte le altre: Marisa non si sentiva bene. Noi non sapevamo però che il mondo stava per caderle tutto addosso.
Me la ricordo ancora mia madre che usciva dallo studio del dottore piangendo e dietro il nonno che la sosteneva: la Marisa aveva il cancro. Le avevano dato sei miseri mesi. No, non era possibile. Io non avevo nemmeno iniziato la scuola e già dovevo perdere una nonna? Quella stramaledetta malattia di cui non sapevo praticamente nulla doveva prenderla e portarla via, con l’avidità di un ladro in una banca? Ma quella non era una banca. Era la mia vita e la vita della mia famiglia.
Ma non crediate che lei non lo sapesse o che non si accorgesse della nostra tristezza celata dietro una finta faccia ottimista che non voleva farla sentire male. Lei sapeva che la famiglia avrebbe sofferto troppo la sua mancanza. È sempre difficile accettare la morte ma entro pochi mesi sarebbero nati altri due nipotini. Lei non poteva accettare di non poterli tenere in braccio e coccolare.
Se l’aveste vista negli ultimi anni… Non avreste mai creduto che da quel corpo così minuto e così esile, quasi scheletrico, avesse potuto sprigionare tanta energia come fece in quelle terribili circostanze. Lei era la persona più normale ed anonima del mondo: parlava poco, solo quando era necessario ma con un’intelligenza e una sapienza inarrivabili. Non guidava nemmeno la macchina, non aveva mai avuto la patente. Ma in quel momento fece la migliore scelta della sua esistenza; in quelle circostanze così avverse per lei, fece la cosa migliore e più coraggiosa che potesse mai fare: lei scelse di vivere. Lei non si arrese al mostro che le cresceva nel petto ma bensì decise di combatterlo.
L’intervento e le cure successive la resero magrissima. Quanto pensate che vi serva il cuore per vivere? Beh lei si fece bastare un “funzionamento del cuore ridotto del settantacinque percento rispetto ad un muscolo cardiaco sano della sua stessa età”. Nonostante ciò non si arrese di certo: continuava ad andare a fare la spesa o a portarmi a fare le passeggiate, come se nulla fosse. Piuttosto andava lentissima ma non volle rinunciare alla libertà di muoversi e di andare sempre in giro a piedi.
Dopo la guarigione, lei odiava che le facessimo fotografie ma io la ignoravo. Io volevo ricordarmi la Marisa del dopo della battaglia. Per me mia nonna era fatta così, non mi importava che fosse stata più bella tempo prima, lei era sicuramente perfetta adesso.
Non credo che lei abbia mai pensato alla previsione di sei mesi di vita. Infatti, lei è restata con me la bellezza di altri undici anni. Ora ditemi, non è forse questa un’impresa eroica?

Rassegna stampa: Informazione - La Provincia di Varese